Sfruttamento della biomassa legnosa : un "giacimento" di energia non ancora utilizzata.

Oggi parlare di energie rinnovabili fa quasi automaticamente pensare a fotovoltaico ed eolico, ma le fonti di energia da considerare rinnovabili sono assai più numerose . Fra queste, un rilievo particolare hanno le biomasse, intese come "la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura , dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani". Si tratta, a differenze dell’energia solare ed eolica, di una fonte facilmente immagazzinabile e utilizzabile in modo prevedibile e modulabile, e già solo per questo di particolare interesse per la generazione elettrica. C’è inoltre un grande potenziale di produzione energetica da biomasse, oggi solo in parte sfruttato, che può dare un importante contributo agli obiettivi di "de-carbonizzazione", volti a contrastare il cambiamento climatico.


RSE (Ricerca Sistema Elettrico) ha recentemente pubblicato un paper in merito alla sottoutilizzazione dell'energia derivante da biomassa legnosa.


La copertura di boschi e foreste corrisponde, secondo i dati più recenti, a 11 milioni di ettari, oltre un terzo del territorio nazionale . Si stima che negli ultimi 100 anni la superficie italiana coperta da boschi e foreste sia raddoppiata, è prossima alla media europea, è pari o superiore a quelle di Spagna, Francia e Germania.


Il volume complessivo di legno è oggi stimato in 1.27 miliardi di m3, con un incremento annuo di circa 36 milioni di m3 ( per comprendere meglio l'unità di misura basti pensare che, durante la tempesta VAIA in trentino, sono stati abbattuti dalla forza del vento 8,5 milioni di m3 )


La biomassa legnosa è una fonte rinnovabile a tutti gli effetti, al pari del sole e del vento; calcolata al netto dell'energia utilizzata per avere il legno disponibile, ma è lo stesso per il fotovoltaico o per l'eolico; l'importante è che riduca nettamente le emissioni di CO2 dei carburanti fossili.


E’ una fonte programmabile e flessibile

Questo è un aspetto molto importante per il futuro. La tendenza all’utilizzo sempre maggiore delle fonti rinnovabili aleatorie genera maggiore incertezza nella previsione della produzione, e riduce sempre più la produzione del grande termoelettrico tradizionale, ancora oggi la principale fonte di flessibilità del sistema elettrico italiano ed europeo. La capacità di variare con una certa rapidità ed in modo assolutamente prevedibile la potenza prodotta, tipica soprattutto degli impianti a gas naturale, è la risorsa che assicura il bilanciamento istantaneo produzione-carico e un accurato controllo della frequenza di rete, sinonimo di qualità del servizio elettrico.


Fra le fonti rinnovabili, alcune, come l’energia solare ed eolica, pur potendo tecnicamente essere, entro certi limiti, rese flessibili, non rappresentano una risorsa vantaggiosa da questo punto di vista: una modulazione in diminuzione, rispetto alla condizione di massima potenza, rappresenterebbe una perdita irrecuperabile di energia pulita e gratuita, mentre una modulazione in aumento presupporrebbe un prolungato mantenimento al di sotto della massima potenza estraibile, e sarebbe quindi a maggior ragione uno spreco.

Altre fonti consentono invece una modulazione senza alcuno spreco, poiché l’energia immagazzinata nell’acqua di un lago in quota o in un combustibile come il legno può essere conservata a lungo e il suo utilizzo può essere effettuato con avviamenti, fermate, variazioni di potenza anche rapide, in funzione della necessità di immettere più o meno energia nella rete.


Potenziale energetico della biomassa legnosa

Si è discusso sull'ipotesi che lo sfruttamento dell’Italia raggiunga il dato medio europeo, dedicando la parte nuova dei prelievi agli usi energetici. Si noti che questa ipotesi corrisponderebbe ad un prelievo di circa il 70% della crescita annua, consentendo quindi non solo il mantenimento, ma l’ulteriore incremento dello stock di biomassa boschiva italiana.


Assumendo che tale quantità venga utilizzata in impianti di cogenerazione, con i parametri di efficienza appropriati e con una producibilità pari a quella attuale per la produzione elettrica da biomassa legnosa si ottiene una nuova potenza installabile di 1900 MWe e una produzione addizionale elettrica di 7,5 TWh e termica di 30 TWh. Tali nuove produzioni, ipotizzando che il combustibile sostituito sia gas naturale, portano a minori emissioni di quasi 8 milioni di tonnellate/anno di CO2. Per ottenere la stessa riduzione di emissioni occorrerebbe installare 20 000 MWe di nuovo fotovoltaico.


ASPETTI CRITICI?

Gli inquinanti locali: è un problema di rilievo nel caso di usi termici in vecchie piccole caldaie, stufe, camini, per i quali è difficile immaginare soluzioni efficaci di abbattimento.

È invece un molto meno rilevante per impianti di combustione di taglia medio – grande : l’uso dei filtri è in grado di ridurre drasticamente le emissioni di polveri sottili, mentre le nuove norme ( DM 186/2017) intervenute in molte Regioni italiane stanno portando gli operatori a introdurre sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto, con interventi che possono essere facilmente applicabili e di costo contenuto.


per un ulteriore approfondimento si veda il documento originale al seguente link:

https://www.dossierse.it/images/01_2019/02/Dossierse_9_2019_Energia_dalle_biomasse_legnose.pdf

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